Non era una bella giornata per Eric. La batteria del cellulare non sarebbe durata a lungo e nulla in quel momento poteva confortarlo. Almeno, nulla di quello che sapeva.
Pochi giorni prima aveva lasciato la sua ragazza: "Sei troppo attaccato al tuo lavoro, ti sei pure scordato come mi chiamo, bastardo!" furono le sue ultime parole.
Chi infatti, se non lui, quel giorno si sarebbe recato lo stesso al lavoro. Il tempo non era dalla sua parte e nemmeno i suoi colleghi, che il giorno prima avevano deciso assieme di non recarsi in ufficio: ma Eric non era d'accordo, ponendo sempre il lavoro sopra ogni cosa, non dando spazio a scioperi o sciocche superstizioni.
Eppure la costanza non l'aveva premiato: era lì, solo, in quel cubo angusto di pochi metri quadri.
Fili d'aria fredda giungevano dalla grata, ricordandogli che fuori il mondo ancora viveva.
Erano passate due ore da quando era scomparsa la corrente, due ore e tre minuti da quando era entrato nel grattacielo.
Fermo al 129° piano, contemplava l'indicatore di segnale del telefonino, constatando che non avrebbe potuto contattare nessuno.
Spinto dalla noia e dall'oscurità, si sedette e poi si sdraiò sul pavimento d'acciaio. E s'addormentò. Un sonno che si sarebbe interrotto in modo drastico.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento