lunedì 14 luglio 2008

Conto alla rovescia

Eric sentì le viscere risaligli il torace e si sentì leggero come non mai mentre la sua piccola e singolare prigione iniziava la caduta libera. La velocità aumentava inesorabilmente mentre Eric iniziava a capire cosa provavano i paracadutisti. Le cifre rosse scandivano la discesa, il countdown alla morte...

120... 119...

L'uomo era sballottato all'interno dell'ascensore come una pallina. Cercò di mantenersi in equilibrio appoggiandosi alla parete ma uno scossone lo spinse contro la specchiera, infrangendola con la schiena.

100... 99...

Lui cade sul fondo in mezzo alle schegge di vetro, sente il dolore bruciante delle ferite e il caldo fluire del sangue fuori dalla pelle. Cercò di issarsi per risollevarsi ma tuttò fu vano e cadde nuovamente sulle schegge. Imprecò ad alta voce per soffocare il dolore.

84... 83...

Eric poteva sentire il fetido alito del sinistro mietitore sul collo pronto ad allungare su di lui la sua gelida falce. Poteva sentirlo, poteva vederlo, vedere le sue eteree mani scheletriche appoggiarsi sulla sua spalla prima del momento finale.

72... 71...

Inoltre la velocità sembrava aumentare senza limiti. Le sue budella sembravano non poter sopportare oltre, Eric si girò verso un angolo dell'ascensore e vomitò tutto quanto aveva in corpo. Sudato, sporco e ferito, si abbandonò sul fondo dell'ascensore mentre le lacrime gli solcavano il viso.

50... 49...

E d'improvviso l'ascensore sembrò meno spaventoso, sembrò meno mortale. Eric ci mise un po' a realizzare che l'ascensore stava progressivamente rallentando. Si guardò intorno incuriosito, quasi indispettito che dovesse aspettare ancora per giungere alla fine.

34... 33...

Rimettersi in piedi gli fu facile, spinto dalla novità. Battè i pugni sulla porta cercando di chiamare qualcuno ma nessuno poteva sentirlo. L'ascensore continuava la sua discesa e Eric si sentì le gambe molli. Uno scossone lo rimandò a terra...

21... 22...

Eppure l'ascensore sembrava davvero rallentare, oltre qualsiasi razionale motivo. Eric fissava i numeri sul display e vedeva il countdown rallentare progressivamente, sentiva il falciatore allentare la propria presa, sentiva le sue viscere rimettersi al loro posto.

15... 14...

13...

Dling.

Come se niente fosse, le porte si aprirono inondando la cabina di una luce bianca ed accecante. Dopo tanto tempo nella penombra, Eric fu costretto a strizzare gli occhi per poterci capire qualcosa. La luce accecante lo sommergeva e lo sgomento faceva da padrone. Cosa ci faceva tanta luce in mezzo al blackout? Trovò comunque la forza d'alzarsi e toccare col piede il pavimento del 13° piano.

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