sabato 12 luglio 2008

Lo specchio

L'uomo si allentò la cravatta ed abbandonò la valigetta alle grinfie della forza di gravità. L'aria nell'ascensore era poca e rapidamente diventava calda, pesante. L'ascensore era illuminato solo dalla minuscola lampada d'emergenza che gli conferiva un'aria fredda e surreale, come qualche vecchio film dell'orrore. L'uomo sentiva la stanza chiudersi su di sè e l'agitazione salire mentre attorno a lui solo il silenzio regnava, tanto profondo da poter sentire il battito del proprio cuore. Asciugandosi il sudore dalla fronte iniziò a far ticchettare una penna lucida tra le dita mentre nella penobra spettrale osservava il proprio volto riflesso nello specchio. Le ombre gli disegnavano scavature malvagie su un volto che non riconosceva più. Il ticchettio della penna accelerò. Lentamente, sentì la sua mano sollevarsi, con naturalezza. Si appoggiò allo specchio e l'uomo potè sentire il sudore bagnare la superficie sporca e liscia. In quell'ascensore sempre più piccolo e sempre più afoso, il fresco tocco della superficie dello specchio sembrò ristorarlo. Allargò le dita per poter godere di quella senzazione così fresca, addirittura troppo fresca. Fredda. Gelida. Surreale.

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