domenica 13 luglio 2008
La Nebbia
La mente cadde in un vortice oscuro di ricordi e pensieri che si fondevano in modo autonomo dando vita ad un sogno. Eric poteva vedere i capelli rossi dell'ormai ex-ragazza mossi dal vento. Voleva correre verso di lei, protendere le braccia e stringerla a sè come un tempo, sentire il suo esile corpo fremere al tocco. Tentava di correre ma i suoi piedi erano pesanti, macigni di pietra attaccati alle caviglie e la ragazza si faceva sempre più lontana, sempre più sagoma eterea dietro una coltre di nebbia oscura. Vedeva il suo lungo abito nero danzare al vento in armonia con l'ondeggiare dei suoi capelli. La ragazza era immobile e, benchè lontana, gli giungeva la sua voce nitida. "Addio" diceva, "addio Eric". No, non poteva lasciarla andare via. Non l'avrebbe persa un'altra volta. Così Eric si sentì buttarsi in ginocchio e trascinarsi lentamente, trascinare il suo corpo pesante restio al movimento finchè la ragazza scomparve definitivamente dietro la nebbia, nebbia che s'addensava sempre più, buia ed oscura, solida. La nebbia vorticava attorno a lui come un ciclone fino a svanire e rivelare le pareti interne di un'ascensore con le sbarre alla porta. Una cella. Poi d'improvviso il Dong, un suono metallico ed echeggiante. Eric si svegliò di soprassalto sul fondo dell'ascensore. Niente sbarre alla porta, nessuna nebbia oscura... ma quel suono... era sicuro d'averlo sognato. Eric si asiugò la fronte imperlata di sudore ed appoggiò l'orecchio alla porta dell'ascensore. "C'è qualcuno? C'è qualcuno là fuori?"
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